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Adattarci al mondo e far sì che il mondo si adatti a noi. Nel frattempo, scrivere per capire....

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lunedì, 12 maggio 2008

Su un cassonetto a Milano....

Acquario nel cervello

postato da: catpoet alle ore 14:01 | link | commenti
categorie:
lunedì, 05 maggio 2008

Un vecchio cane beve da una pozza d’acqua marcia. Gli darò un calcio, per il suo bene, così come a me diedero calci sempre, nella vita, quelli che volevano insegnarmi il mio bene. Immagino che anche lui si rivolterà, mordendomi, come feci io, nelle sua stessa situazione. Ed ecco, il segreto della vita. Una serie di azioni e reazioni avvitate su se stesse. Priapismo dell’anima che non sa andare oltre, andare altrove. Comprendere il segreto di un sorriso, di una carezza data senza secondi fini. Di una meraviglia che abbracci tutto l’universo in continuo mutamento. Ed ecco, il cane non ha ricevuto il mio calcio. Mentre stavo a rincorrere le spirali dei pensieri, ha deciso di andarsene, sazio, verso dove?
postato da: catpoet alle ore 20:49 | link | commenti (3)
categorie: autoironia
lunedì, 28 aprile 2008

Se non hai un vangelo messo di traverso.


Se non hai un desiderio da immergere nel tempo.


Se non hai un’insegna da dipingere d’argento,


significa che hai smesso di immaginare.


Cos’altro ti resta?


Puoi solo camminare come una marionetta 


sul filo di storie scritte da altri.

postato da: catpoet alle ore 20:56 | link | commenti (5)
categorie: poesia
giovedì, 24 aprile 2008

Alla Shell

La pompa è partita con un lieve scatto. Faccio i soliti dieci euro, giusto quanto serve per venire da te. C’è nebbia e freddo, in questo squallido piazzale troppo rischiarato dai neon. Ogni tanto, passano camion in fila indiana. Si fanno strada e compagnia, per non sentire il vuoto della superstrada. Me li ricordo gli autisti, sul traghetto Rostok Trelleborg, mentre mangiano con gusto spazzolando il buffet. Facce serene, una volta tanto, perché sulla nave potranno dormire, ché il camion non si muoverà  né sarà rubato. Stacco la pistola e la rimetto nel suo alloggiamento, mentre un furgone mi si ferma accanto. E’ un omone dai capelli rossicci. Lì per lì mi metto sulla difensiva. Invece è un povero cristo che ha smarrito la strada. Cerco di spiegarmi in inglese ma non capisce. Allora gli faccio cenno con la mano che è nella direzione giusta. Lui risale a bordo sorridendo. Non è niente, davvero, ma sono felice di essergli stato utile. Ha davanti parecchia strada, però forse si sentirà meno solo, adesso.

postato da: catpoet alle ore 13:22 | link | commenti (3)
categorie: diario di viaggio
lunedì, 21 aprile 2008

Il gusto delle parole bianche

Il gusto delle parole bianche. Un che di fondente e di indeciso. La vaghezza che giova a dimenticare. Ecco qui davanti, candido, il foglio con un  futuro ancora da scrivere. E’ persino troppo largo. Mi consola il mistero di questo mondo arbitrario nel quale ognuno può illudersi, qualche volta consapevolmente. Ora entro. Il preambolo è stato già abbastanza lungo.


faafffffffffa


Diciamo che l’Inverno era dolore alle punte delle dita e terra dura come sasso. Che mi erano concesse soltanto tre ore di luce. Che il cappotto un po’ liso lasciava entrare spifferi taglienti. La porta di casa aveva ancora il catenaccio di cento anni prima. Si chiudeva con un lungo cigolio. Fuori, quel pomeriggio c’era la nebbia. Ma non tanta da cancellare la fila di alberi che delimitava la stradina di campagna fino al fosso, dove mi diressi, senza sapere perché. I pioppi, perse le foglie, parevano essersi raggomitolati contro il gelo. Vigilavano l’acqua sbiancata dal ghiaccio. Lì si poteva camminare, con una certa prudenza, dando le spalle alla casa di campagna, alla corte, ai rimproveri continui. L’esperienza intima che avevo in quei lunghi minuti compensava almeno in parte l’asprezza dello scontro con gli altri esseri umani. Loro avevano decretato che essere mancini era una colpa. Ma il fosso no. Non mi rimproverava, affatto. Si limitava ad esser lì, bel pavimento scivoloso per un ballo da fine secolo.



aafffffffffa


Ed io mi lanciavo, assente e prudente, sul centro della mia coscienza. La pattinavo in tutte le direzioni, cercando un senso anche ai sassi affioranti, agli scricchiolii pericolosi che ti facevano tornare per un istante in te. Tra i due mondi, la natura era molto più indulgente, infatti faceva venire i geloni anche agli altri bambini. Eppure, sentivo che doveva esserci un legame, tra le rive spelacchiate della Canossa e l’attenzione severa dei miei guardiani. Ci arrivai, quella sera, mentre faceva buio. Come tante altre volte, entrando, misi la prua verso la porticina sul retro che dava accesso all’orto. Volevo guardare le vigne e il casotto del maiale. In un corridoio minuscolo, tagliato a metà dall’inizio delle scale, vidi l’immagine di Santa Lucia.



aafffffffffa


 Ecco un riflesso della superstizione che mi aveva definito paria: la santa aveva le palpebre abbassate, reggeva un vassoio con la mano destra, e su questo stavano i suoi occhi. C’era dunque un altro universo, o la fiducia in un posto simile, dove accadevano miracoli ed i mancini andavano dritti all’inferno.  Allora decisi che se proprio dovevo andare in quel brutto paese, almeno avrei giocato con la realtà fino all’ultimo. Scrivendo con la mano sinistra senza che nessuno se ne accorgesse.

postato da: catpoet alle ore 11:41 | link | commenti (1)
categorie: racconti brevi
giovedì, 10 aprile 2008

Io sono la Terra

Ho preso una brutta piega.

Ho voluto marcire ed evolvermi in proteine.

Sono stanca, troppo stanca.

Vorrei adesso coricarmi nello spazio aperto.

Perdere l’orbita.

Non averne più bisogno.
postato da: catpoet alle ore 19:36 | link | commenti (4)
categorie: poesia
mercoledì, 09 aprile 2008

Questo blog non vota Berlusconi





La generazione che ha vissuto la propria prima giovinezza negli anni Ottanta, sotto il segno di Craxi - ascendente Goldrake - ha visto lo sfacelo di una classe politica senescente e vetusta, apparentemente spazzata via dal pool di Mani Pulite. Ancora ricorda le monetine lanciate su Craxi ed il filo di bava che pendeva dalla bocca tremante di Forlani durante gli interrogatori. Svezzata con tali orrori, era quasi naturale che sconfinasse nel più ovvio qualunquismo. Fortunamente, ma solo per il fatto di aver fatto rinascere in molti un attaccamento alla Cosa Pubblica sempre più vilipesa, è sceso in campo il Piazzista della Libertà che, volenti o nolenti, ha forgiato la Nuova Italia (come dimostrava Nanni Moretti ne Il caimano).



La classe operaia, sempre più disperatamente ancorata all'aspirazione verso uno status "borghese", va a braccetto con le siure impellicciate che distribuiscono tartine canticchiando "Silvio, Santo Subito…". I giovani sono attratti dai manganelli della Destra più reazionaria e dalle pistole ad acqua che Bossi cerca di svendere dal suo gerontocomio. Ora, amici, ci troviamo ad un bivio: qui non è più questione di "destra" e "sinistra". E' divenuto fondamentale impedire che l'anomalia Berlusconi governi nuovamente l'Italia, tenendo sotto il giogo Fini e imboccando Bossi all'ora del brodino. E' il Piazzista delle Libertà che ci ha portati non più a votare per un ideale, ma solo a scagliarci l'un contro l'altro armati. Tolta questa piaga dal Paese, forse, rimboccandoci TUTTI le maniche, potremo vedere di far qualcosa per questa Italia, sempre più simile all'Argentina. Giusto con qualche Reality Show in più. Per queste ragioni, e per altro ancora, il mio Blog non vota per Berlusconi.



Contenebbia



Alcuni altri firmatari (con mille scuse a chi non è stato citato):

rearwindow06, Alice64, Amalteo, Angi69, Bellatrix74, Chirieleison, coaloalab, copperhead, Damiani, DreamLady, fenicesulmare, Giuba47, KidsHands, Isa71, piccolaJo, Nuriape, palmarola, PF1, Senzabussare, SimonaCWords, Smillapiffi, snakeandladders, tuile, Watkin
postato da: catpoet alle ore 12:06 | link | commenti (1)
categorie: politica e società
lunedì, 07 aprile 2008

La Fuga


Ho dodici anni. Scappo, scappo. Con me c’è solo la bici. Chilometri di nebbia mi separano dalle botte che avrei preso rimanendo a casa. Ma io sono più furbo. La mia furbizia tinta di disperazione mi sta portando lontano. Ho i fiammiferi, mi organizzerò per il caldo. Niente fame. Solo molto freddo. Nelle ossa. Nella mente. Del resto, sono un bambino sbagliato. Perciò soffro di solitudine. So che sono diverso. E mio padre fa bene a picchiarmi perché non rigo diritto.


Non voglio prenderle. Proverò a nascondermi nell’argine dell’Adige. Di lì faccio una lunga picchiata con la bici. Come volare verso il basso. E poi. Poi dove mi riparo…? Ecco lì un po’ di rami tagliati. Li disporrò a mo di capanna e mi ci metterò sotto a dormire. Nel frattempo curerò il freddo con un bel falò. Ci provo varie volte. Ogni fiammifero si spegne miseramente. A causa dell’umidità, credo. Insomma. Non riesco a diventare autonomo con il riscaldamento.


Sta scendendo il buio e tra poco diventerà davvero dura. Non potrò nemmeno spostarmi. Non ho il fanale. Ci metto forse un’ora o due, ma alla fine realizzo che tra le botte ed una buona tazza di caffelatte prima di andare a letto, oppure restare su quest’argine, è sempre meglio tornare. Prima di decidere, sono stato ad occhi chiusi. Volevo vedere se arrivava il sonno.


Se ci fossi riuscito, allora potevo anche morire direttamente facendo un bel sogno. Come un uscita di sicurezza verso una qualche tranquillità, anche in cimitero. Mi chiedevo se avrei potuto sentire piangere la mia morte, o se mio papà avrebbe continuato ad ingiuriarmi anche davanti al prete.


Insomma, il maledetto sonno non ha voluto arrivare, i brividi mi impediscono di farcela, dentro il cappotto marrone che non tiene per niente caldo. La strada verso casa mi pare interminabile. E non sono sicuro di aver preso la direzione giusta. Dopo, ho trovato la vicina che spazzava il cortile e le ho chiesto aiuto. Così lei, dopo avermi rimproverato per la fuga, è andata dentro a parlamentare con il capofamiglia.


Lui ha promesso che non mi avrebbe toccato. Quindi mi ha dato la solita razione di calci pugni tirate di capelli, strattoni. Il mio cuore ha ricominciato a battere solo sotto le coperte. Lì dentro mio padre di solito mi lasciava stare. Infatti, tregua. Vorrei vivere senza mai alzarmi dal letto.

postato da: catpoet alle ore 13:07 | link | commenti (4)
categorie: dolore
mercoledì, 02 aprile 2008

Minima erotica

Il tirocinante tributo che oggi ho versato alla vita è scevro di colpi di scena


e ricco di ovvietà sommarie. Come un’esecuzione decisa senza darsi il tempo dei dubbi.


Ecco un timore sbambolato. Vecchio maglione incredulo. Finis terrae delle ambizioni coltivate in adolescenza. Al dunque, mi riesce attraente il pensare in termini di orgasmi da riporto. Tu li cerchi, li sperimenti, li provi, più forti. Poi dormi. Ciò che i nervi ti restituiscono in questo modo, è la capacità di chiudere gli occhi e staccare per una notte intera, o quasi. Non altro immagino. Non oltre vado.

postato da: catpoet alle ore 15:34 | link | commenti (2)
categorie: eros
martedì, 25 marzo 2008

Sono diurno


attendo


la precipitazione totale


del tempo lemming


che si getterà in mare

postato da: catpoet alle ore 13:13 | link | commenti (3)
categorie: poesia